di Andrea Lasagna, founder di @IgersCycling 

Noi instagramers insieme ad alcuni travel blogger abbiamo partecipato alla rhxdue, un evento sportivo che ha  dato la possibilità a circa 3000 ciclisti di scalare due “monumenti” del ciclismo mondiale,  il Passo Gavia e il Passo Mortirolo,  senza traffico veicolare. Il 3 e 4 agosto i passi potevano  essere conquistati solo con cuore, gambe e sacrificio e infatti, come diceva Eddie Merckx,  “quando la strada sale non ti puoi nascondere”!

A rendere ancora più speciale l’evento ci ha pensato un ospite d’eccezione: Alberto Contador,  il campione del ciclismo spagnolo, uno dei pochi  corridori ad avere vinto la tripla corona, ossia tutti e tre i grandi Giri  (Tour de France, Giro d’Italia e la Vuelta in Spagna).

Entrambi i giorni siamo partiti da Ponte di Legno, stupenda località alpina all’estremità della Valle Camonica, insieme a Leonardo e Veronica di “Life in Travel”. Abbiamo affrontato le salite con un passo agile che ci ha permesso di godere appieno di un panorama mozzafiato, tranne quando le rampe fino al 16% non costringevano a pedalare a testa bassa. Ancora più emozionate è stato il silenzio che ha accompagnato le nostre pedalate, solo il rumore della catena, lo sfregare dei pignoni e qualche chiacchiera tra ciclisti quando il fiato lo permetteva. Ma come diceva Felice Gimondi, “Poche chiacchiere e menare”!

Le salite sono state dure, lunghe con tratti che “bruciavano” le gambe ma alla fine abbiamo conquistato i passi  documentando con foto e video un’esperienza  indimenticabile con  #adamellopedala. Tag utilizzato anche da tutti i partecipanti alla salita e in maniera più estesa da tutti coloro che hanno voluto partecipare all’evento anche in senso figurato.

Mi hanno particolarmente emozionato le imprese di alcuni ragazzi portatori di handicap che, con uno spirito di sacrificio senza eguali, hanno conquistato i passi con l’handbike, in tandem per non vedenti e su di una carrozzina come Luca Panichi, il leone perugino non nuovo a simili imprese

Grazie alla collaborazione con Epson Italia, inoltre è stato possibile immortalare l’impresa dei primi 1000 partecipanti a cui è stata regalata una stampa della propria performance in cima ai passi. Le migliori foto con tag #adamellopedala saranno poi stampate da Epson ed esposte in una mostra permanente ad alta  quota ( Il Challenge termina il 15 agosto.).

Il nostro soggiorno è stato arricchito anche dalle visite alla “Mostra sul ciclismo e sulla corsa rosa a Ponte di Legno” e al “Museo della Guerra Bianca in Adamello” di Temù. Il primo ci ha permesso di vedere alcuni pezzi unici di biciclette, dal velocipede dei primi anni del 900 fino alla bici utilizzata da Moser per il record dell’ora del 1994 a Città del Messico, accompagnandoci in una sorta di viaggio della nostra società scandito dalla bicicletta.

Il museo sulla  “Guerra Bianca”, ovvero il fronte d’alta montagna della I Guerra Mondiale che si estendeva dal passo dello Stelvio al lago di Garda, nasce con l’intento di non dimenticare quel drammatico evento che sconvolse e spazzò via moltissime vite.

Il Museo è semplicemente stupendo e coinvolge emotivamente in modo intenso, ne riporto solo una frase di struggente attualità scritta da un combattente sull’Adamello, Gian Maria Bonaldi, con cui si chiude la visita:

“I morti è meglio che non vedano quel che son capaci di fare i vivi
e la strada storta che sta prendendo il mondo
è meglio che non si accorgano nemmeno che noi siamo diventati così poveri e tanto miseri che non siamo capaci di volerci bene
no, è meglio che i morti stiano nella neve e nel ghiaccio e che non sappiano di noi,
altrimenti potrebbero pensare di essere morti invano
ed allora si sentirebbero ancora più soli” 

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