Perduti nel Paesaggio: gli Igers raccontano mostra e talk

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Perduti nel Paesaggio: gli Igers raccontano mostra e talk

Locandina #PerdutiNeiPaesaggiServizio a cura di Elisa Bottai (@igers_vicenza)

Giovedì 12 giugno @Igers_Vicenza e @Igerstrentino hanno partecipato alla visita collettiva della mostra Perduti nel Paesaggio al MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, cui hanno dato visibilità attraverso l’hashtag #perdutinelpaesaggio su Instagram.

La visita alla mostra si è conclusa con un talk organizzato da Mart e Corriere Innovazione, a cui hanno partecipato Flavio Albanese, architetto e designer, Giuseppe Di Piazza, responsabile editoriale Corriere Innovazione, Franco Farinelli, geografo, Ugo Morelli, presidente del Master World Natural Heritage Management Unesco, Gianluigi Ricuperati, scrittore e saggista; moderatore Cristiano Seganfreddo, direttore scientifico di Corriere Innovazione.

I visitatori sono stati introdotti alla mostra dalle parole del suo curatore, Gerardo Mosquera:

Perduti nel Paesaggio ha come manifesto la prima immagine completa dell’universo, composta recentemente con i dati rilevati dal satellite Planck. È il paesaggio totale e la più ambiziosa appropriazione dell’ambiente di tutti i tempi: sfida l’infinito, l’immensità e la permanente espansione dell’universo, fissati mediante la loro rappresentazione in un’unica immagine-riassunto e in un atto di estrema hybris. A partire da questo paesaggio cosmico, questa mostra indaga un altro “universo” di usi differenti del paesaggio da parte di artisti contemporanei di varie latitudini. Essa esplora il paesaggio non come un genere artistico della tradizione, ma piuttosto, in accordo con le pratiche dell’arte contemporanea, come un medium per la costruzione di significato, un mezzo per disancorare l’esperienza e predisporre un luogo per l’indagine e la conoscenza. Attraverso le opere di oltre 60 artisti si esamina la propensione dell’uomo ad appropriarsi del suo ambiente, che si manifesta e si plasma in ogni rappresentazione del paesaggio, e si esplora il dialogo, implicito in questa azione, fra distanza e appartenenza. Ci identifichiamo con i paesaggi e loro si identificano con noi sino addirittura a plasmarci essi stessi, in un processo di reciproca costruzione. È da questa esperienza che si sente e si crea il paesaggio.

L’esposizione ci ha portato immediatamente a perderci nel paesaggio creato dal susseguirsi di foto, installazioni, opere pittoriche, video-installazioni… Paesaggio e riflessione sui paesaggi al tempo stesso. Opere intense, riflessioni mirate, cronache puntuali, suggestioni innovative. Tutto è volto a porre lo spettatore al centro di un paesaggio molteplice, in cui perdersi è la dimensione naturale.

La mostra esamina la spinta umana ad appropriarsi dell’ambiente, fino a identificarsi e creare un dialogo. Affronta il paesaggio come mezzo per la costruzione di senso, e offre al visitatore un’esperienza estetica e di riflessione.

L’esposizione è costituita da opere di oltre 60 artisti provenienti da tutto il mondo: oltre 170 fotografie, 84 opere pittoriche, 10 video, 4 video-installazioni, 4 installazioni, 4 interventi context specific, 1 progetto web specific, 1 libro d’artista.

Nella mostra si spazia dall’universo come paesaggio totale a un volto umano che diventa paesaggio, come nell’opera di Luis Camnitzer Landscape as an attitude, nel video di Marina Abramovic in cui il volto dell’artista, appoggiato sulla sabbia diventa parte del paesaggio.

La luce, il tempo, gli scenari di violenza, le infrastrutture, l’interiorità, la vastità e l’individualità sono alcuni dei parametri su cui viene posta l’attenzione per indagare i rapporti persone-paesaggio, ambiente-paesaggio.

 

Nel talk svolto dopo la visita della mostra, Flavio Albanese, che è intervenuto per primo, ha sottolineato come l’allestimento sia stato “capace di far perdere il visitatore, e per conoscere veramente un luogo bisogna perdercisi”. In merito all’intervento dell’uomo sul paesaggio, Albanese crede che “Dobbiamo liberarci dalla colpa di contaminare il paradiso perduto. L’uomo è parte del paesaggio, non altro rispetto al paesaggio stesso”. Secondo Franco Farinelli “Se la terra è una sfera, non c’è un punto di vista privilegiato. Soggetto e oggetto sono entità che non si possono separare: la sfida è trovare un nuovo modello”. Ugo Morelli si è interrogato su “Cosa stiamo facendo per trovare una posizione appropriata? La sfida odierna è trovare nuovi modi di porsi di fronte al paesaggio. Il ritiro bucolico non è possibile”. Ha concluso Giuseppe di Piazza evidenziando che “I paesaggi stimolano i nostri sentimenti le nostre emozioni. Il paesaggio non è descrittivo, è evocativo”.

Il talk si è concluso con l’intervento di ragazzi e startup che lavorano sul territorio, con il paesaggio e il territorio.

La mostra è aperta fino al 31 Agosto. A noi è piaciuta molto. Se l’avete visitata, o la visiterete, fateci sapere cosa ne pensate.

Foto di @elisabottai e @beniaminobedin

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