Sulle tracce dei nuragici: il 1° primo #nuraghemeet in Sardegna

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Sulle tracce dei nuragici: il 1° primo #nuraghemeet in Sardegna

Servizio a cura di Francesco Pruneddu (@ch_ecco admin di @igers_cagliari)

A fare da cornice al 1° #nuraghemeet, organizzato da @igers_sardegna e @igers_cagliari insieme a @fondazionebarumini in occasione della 3^ edizione dell’Expo del Turismo Culturale in Sardegna, è stato il bel paesaggio della Marmilla, subregione storica dell’Isola che si distingue per le ricchezze archeologiche, storiche e monumentali.
Prima fra tutte il sito di “Su Nuraxi”, costituito da un maestoso nuraghe che faceva capo al villaggio di capanne sviluppatosi alla base come un fitto ricamo.

Raggiunto il ‘gigante di pietra’ abbiamo lasciato che Franco, guida turistica del sito archeologico, ci intrattenesse con il suo racconto, utilissimo per conoscere al meglio quello che nel 1997 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco.
Ed è facile capire il perché, dato che quello di Barumini è il nuraghe per eccellenza, uno tra i meglio conservati, grazie anche a quella collina di terra che lo ha inglobato lungo i secoli e che l’archeologo Giovanni Lilliu, a partire dal 1951, scavò riportando alla luce una complessa opera di ingegneria, nonché fortezza inespugnabile.
È bello addentrarsi nei suoi corridoi, seguire percorsi obbligati, ovattati, che catapultano in una dimensione familiare ai sardi ma sempre carica di energia e fascino atavico.
Non ci si può stancare di osservare quelle pietre così perfettamente incastrate, ed è impossibile non volgere lo sguardo al fascio di luce che penetra dagli oculi delle coperture. Ci si perde, anche solo per un istante, ma con la certezza di far ritorno nella parte centrale del nuraghe, quella più ampia e luminosa.

Gli igers partecipanti non hanno perso tempo e da subito hanno immortalato stanze, pareti e anfratti senza dimenticarsi del silente guardiano Swiffer, felino affettuoso e fedele custode del sito, o almeno ci piace pensare che sia così.

Un breve tragitto ci ha riportati all’interno del paese, precisamente ai piedi della parrocchiale dell’Immacolata Concezione, edificata in stile tardo gotico e arricchita da sontuosi arredi seicenteschi.
Il tempo per ammirare il bel retablo custodito nel coro, scattare una foto al pulpito marmoreo e il gruppo ha proseguito la visita nell’affascinate “Casa Zapata”.
Un cognome altisonante, memore della nobile famiglia di origine aragonese che qui costruì la propria residenza e di cui campeggia il bello stemma all’ingresso dell’edificio. Un monumento nel monumento, sì perché durante i lavori che hanno portato alla musealizzazione del complesso architettonico sono emerse le tracce di un altro nuraghe, già individuato da Giovanni Lilliu e da lui rinominato Nuraxi ‘e Cresia, data la vicinanza alla parrocchiale, separata unicamente dalla corte erbosa ed elegante dei Zapata.
Il polo museale si lascia scoprire attraverso un percorso che si snoda tra più di 180 reperti, arricchiti da aggiornati sistemi interattivi che consentono di compiere un viaggio completo e avvincente nella storia dell’emblema di Barumini, Su Nuraxi.

Anche qui gli igers hanno invaso pacificamente gli spazi ed il percorso museale per cogliere il fascino dei reperti, sbirciare dalle panoramiche finestre e ammirare il campanile della chiesa fare capolino dalle vetrate.

Il foto racconto prosegue su Instagram con le immagini di @tacchinobicilindrico, @daniela_deidda, @giorgiomuceli, @riccardoacciaro, @mattiaperra, @saracontini91, @lukre12, @and_dei, @giulia.masala, @krabizza, @sony_tra, @marklions, @mauro85_, @vladbloodsucker, @cirincy, @qilyahn, @brescolina, @octavariusmetallus, @ch_ecco, @alessandrapolo.

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