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Alessandro Moggi // Iger della Settimana

Alessandro Moggi e Steve McCurry. Foto di @alessandromoggi

Alessandro Moggi e Steve McCurry. Foto di @alessandromoggi

Intervista di Morena Menegatti (@morenaemme) e Francesco Rosati (@IgersPrato)

Il fotografo toscano Alessandro Moggi (@alessandromoggi) ha seguito il grande fotografo americano Steve McCurry in un viaggio a Burma (Myanmar) con l’idea di girare un documentario su di lui.

Durante il viaggio, però, l’immagine fissa ha preso di nuovo il sopravvento, dando vita a una serie di scatti che costituiscono la mostra “Moggi follows McCurry”, esposta allo Spazio Lato di Prato fino al 30 maggio. 69 immagini e, naturalmente, il filmato che costituiva lo scopo principale di questo viaggio.

Abbiamo incontrato Alessandro al rientro da questa esperienza e gli abbiamo fatto qualche domanda.

Come ci si sente a confronto con un “mostro sacro” della fotografia?

Più che a confronto, direi stretti insieme su aerei, pulmini, barche, zattere e anche un motorino!!

Hai avuto occasione di vedere i suoi scatti? E ti è capitato di dire “io questa inquadratura l’avrei fatta diversamente”?

Sì, vedevo tutte le sue foto: la sera si faceva “review’ anche delle mie, scambiandoci punti di vista. Ovviamente, la sua visione dopo tanti anni di reportage era chiarissima, mentre per me, abituato alle  foto più costruite della moda e della ritrattistica, le immagini di partenza erano troppo “leccate” e “pubblicitarie”.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

Lentamente, da foto più editoriali e rotonde sono passato a immagini con uno stile più secco e sintetico: la storia dentro l’immagine deve essere paritaria alla sua estetica e Steve mi ha fatto capire che non bisogna forzare la composizione, ma aspettare che lei si componga nel mirino.

Che luoghi hai visitato in Birmania?

Siamo Partiti da Yangoon, caotica e piena di vita con tutte le sue contraddizioni, poi siamo andati a Bagan a fotografare il Festival Buddista con migliaia di monaci in visita a quella valle disseminata di templi antichissimi, quindi siamo volati a Mandalay dove si lavora il marmo per costruire tutti i Buddha che circolano nei templi, per finire sul lago Inle dove all’alba siamo andati “a caccia” (fotografica, s’intende, ndr) dei pescatori più eleganti del mondo, che si muovono in equilibrio su una gamba e remano con l’altra.

Quali sono i tuoi 5 consigli per fotografare in viaggio?

Sono quelli che ho imparato da McCurry: una sola fotocamera al collo, un solo obiettivo, rispetto, concentrazione, sveglia all’alba.

Quale attrezzatura ti sei portato? solo reflex o anche mobile?

Tutte e due: come sanno i miei follower, @alessandromoggi è un Instagramer prolifico; anche il titolo della mostra #moggifollowsmccurry è uguale all’hashtag che avevo creato per questo viaggio.

Nei tuoi scatti col cellulare quali sono stati i benefici e quali i limiti?

Non c’erano limiti o benefici, ma solo linee internet lentissime e rarissime.

Cosa non bisogna mai fare quando si parte per un servizio fotografico in viaggio? Qual è l’errore che hai commesso e non rifaresti?

Le scarpe con le stringhe in un paese dove devi levarle in ogni monastero o pagoda e troppi obiettivi, che poi lasciavo in albergo senza usare.

Alcuni tuoi scatti di questa avventura sono stati caricati sul tuo account Instagram: come li hai scelti? 

Solitamente sul mio account Instagram ci sono SOLO foto fatte con il telefono; l’unica eccezione è stata fatta per questo viaggio dove invece almeno il 70% di quelle pubblicate venivano dalla fotocamera: è stato un modo per condividere con gli amici quello che stavo realizzando.

Per ammirare gli scatti condivisi da Moggi durante questa esperienza, è sufficiente sfogliare l’hashtag #moggifollowsmccurry su Instagram.

#moggifollowsmccurry. La locandina della mostra.

#moggifollowsmccurry. La locandina della mostra.

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