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Instagram a scuola: un nuovo strumento di didattica?

Siamo abituati a pensare a Instagram come a un’app che ci permette di coltivare l’hobby della fotografia o che ci consente un’opportunità di business. Ma forse non avevamo mai pensato che Instagram potesse diventare un mezzo per far scuola, un vero e proprio strumento di didattica. Ebbene sì, lo smartphone che era uscito dalla porta, rientra in classe dalla finestra. Ma non per distrarsi, ma come mezzo per lavorare, e forse, come nuova opportunità per “svecchiare” la scuola e, magari, anche prevenire il cyberbullismo.
A presentare questa bella esperienza sono stati Matilde Maresca docente del Liceo Scientifico “Righi” di Bologna e Orazio Spoto, membro del consiglio direttivo di Igersitalia. Il loro intervento si è svolto a Milano all’Università Cattolica del Sacro Cuore, durante il convegno “Parole a Scuola” organizzato da Parole Ostili, un progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza nelle parole, nato due anni fa con l’intento di promuovere un utilizzo corretto del linguaggio in rete, e non solo. Per un’appassionata di Instagram come me, la curiosità verso questi temi è moltissima e non ho resistito a fare qualche intervista per approfondire l’argomento.

In prima battuta cominciamo col capire di cosa si tratta chiacchierando con Matilde Maresca, la protagonista di questi progetti innovativi che hanno introdotto l’uso Instagram a livello didattico in due classi del Liceo Scientifico “Righi” di Bologna, lavorando con due account @instaf5 e @freeghi. Vediamo di che si tratta.

F. F. Come mai le è venuto in mente di utilizzare Instagram come strumento di didattica?
M. M. “Cercavo un ambiente non tradizionale, dove i ragazzi si sentissero a proprio agio, per poterli far esercitare sulla scrittura e sulle competenze espressive. Mi piaceva l’idea di farli scrivere, proprio laddove loro scrivono e leggono abitualmente. L’ho proposto ai ragazzi di 5^ F e da lì è dato il profilo @insta5f”.

F. F. Quali attività ha proposto ai suoi ragazzi?
M. M. “Esercitazioni di scrittura creativa, rielaborazione di contenuti scolastici, argomenti di studio, temi di attualità, il tutto sfruttando gli strumenti che Instagram mette a disposizione. È capitato che i ragazzi dovessero scattare le foto da abbinare a una didascalia, viceversa scrivere didascalie abbinate a foto che avevo fornito loro o produrre per intero i post o la storia. Alcuni post sono stati anche soggetti a valutazione, allo stesso modo con cui valuto altri elaborati più tradizionali”.

F. F. Come propone le sue attività?
M. M. “Le attività sono sempre condivise e in coprogettazione, perché il bello di lavorare con Instagram è la possibilità di scambiarsi le competenze tra docenti e alunni. Io propongo loro di lavorare con tecniche di cui loro hanno conoscenza, ma do loro compiti precisi, perché penso che la creatività sia più stimolata se si mettono dei paletti”.

F. F. Come nasce il vostro storytelling su Instagram?
M. M. “Il profilo che abbiamo aperto con la 5^ è una palestra, dove pubblichiamo le nostre esercitazioni. Prima di arrivare al post c’è molto lavoro, anche di tipo tradizionale. Per alcuni progetti futuri, vorrei adottare le tecniche che utilizzate voi instagramers durante gli eventi igers, del resto avremo a breve anche il viaggio d’istruzione, pertanto sto pensando di sfruttare anche questi momenti per utilizzare Instagram a livello didattico”.

F. F. Ha mai utilizzato anche le stories?
M. M. “Sì, è un po’ che ci pensavo, ma stavo aspettando un argomento adatto e l’ho trovato nel Futurismo, sul quale ho fatto esercitare i ragazzi anche con questa tecnica espressiva, per esempio la varietà di font nelle storie e le gif sono state molto utili in questo senso. Inoltre, a marzo, ho inaugurato con la 3^ il profilo @freeghi, più incentrato sullo storytelling, nato principalmente per promuovere le Giornate di Primavera del FAI, durante le quali gli studenti di questa classe hanno fatto da apprendisti ciceroni ai visitatori e hanno mostrato e illustrato il liceo. Durante i giorni precedenti abbiamo cercato di raccontare il palazzo che ospita la scuola come un’opera d’arte svelandone le sue bellezze, curiosità e aspetti inediti. Chi non ha potuto partecipare all’evento, ha avuto la possibilità di seguirlo in diretta Instagram e Facebook, tutte attività svolte e coordinate direttamente dai ragazzi”.

F. F. Secondo lei che cosa hanno imparato i ragazzi da questa esperienza?
M. M. “Sicuramente che se si ha qualcosa da raccontare, è bello usare i social. Credo anche che la loro fruizione sia diventata non solo passiva, ovvero guardo i profili degli altri, ma anche attiva: molti hanno iniziato a postare dei contenuti loro, ragionando su testo e immagini. Attraverso questo lavoro penso abbiano capito come sia importante avere una storia da raccontare, ma anche come sia strategico saperla costruire. Hanno anche capito cimentandosi sul campo che un buon contenuto costa fatica”.

F. F. Perché Instagram è così utile alla didattica?
M. M. “Instagram è l’ambiente dove stanno più persone: ce lo dicono i dati. Non l’ho scelto, è semplicemente il social diffuso tra i ragazzi e se vuoi far conoscere una cosa, è lì che devi stare, è quello che funziona. Inoltre lavorare con i social oggi offre anche competenze lavorative e può essere un’idea per le attività di alternanza scuola-lavoro. Il mio obiettivo è avvicinare i ragazzi a un uso consapevole dei social network: oggi non paga più la teoria che non si debbano utilizzare”.

F. F. Come è stata accolta l’iniziativa dai ragazzi e che cosa ha riscontrato?
M. M. “All’inizio con grande entusiasmo, poi una parte dei ragazzi si è resa conto che era necessario impegnarsi e ha avuto una fase un po’ calante, ma l’accoglienza in generale è stata positiva”.

F. F. Utilizzate lo smartphone, e quindi Instagram, in ogni momento della lezione o solo in momenti dedicati?
M. M. “Solo in momenti dedicati. Anche se lo smartphone è comunque uno strumento “naturale” nelle mie ore, alla stregua del libro di testo. Alle volte diventa vero e proprio uno strumento di lavoro: se a loro chiedo di consegnare un compito attraverso la piattaforma didattica “Classroom”, va da sé che la correzione debba avvenire attraverso lo schermo. Oppure per esempio, lo smartphone può servire ai ragazzi per la lettura di un testo non presente sul libro”.

F. F. Non ha riscontrato problemi di concentrazione? I ragazzi ne hanno approfittato, oppure lo hanno utilizzato per le attività, seguendo le consegne, senza lasciarsi distrarre?
M. M. “Qualcuno sì. Ma chi non ha capacità di concentrazione, purtroppo non le ha in ogni caso: sia se utilizza lo smartphone o il quaderno di carta”.

F. F. Questa metodologia e l’utilizzo di Instagram hanno anche aiutato a un corretto uso del linguaggio in rete?
M. M.Quando la letteratura entra nel pensiero, quando il pensiero ha dei contenuti, è chiaro che non ho necessità di dire le parolacce o trovare altri metodi per attirare l’attenzione. In maniera indiretta si lavora al Manifesto della comunicazione non ostile promosso da Parole Ostili. Negli anni poi si vedranno i risultati. Inoltre con questo lavoro hanno compreso che like e follower arrivano con sforzo e buoni contenuti e che, per aver successo sui social, è necessario lavorare duramente e con competenza.”

Sentiamo invece cosa ne pensano i ragazzi, in un’intervista a due voci con Irene Ramponi che già utilizzava Instagram e con Giuditta Calzati, che ha aperto un account Instagram per il progetto, entrambe alunne della 5^F del Liceo “Righi”di Bologna.

F. F. Solitamente usate lo smartphone in classe?
I. R. e G. C. “No, abbiamo una scatola dove riponiamo i telefoni. L’utilizzo dello smartphone per le attività con la professoressa Maresca è un compromesso: ogni tanto la lezione è tradizionale, ogni tanto lo utilizziamo per lezioni più innovative”.

F. F. Come avete accolto la proposta della professoressa di utilizzare Instagram in classe?
I. R. “La classe si è divisa in due parti: una più propensa e un’altra più titubante. Ma in realtà attraverso le attività proposte ci siamo appassionati a Instagram“.
G. C. “Attraverso attività come lo scrivere la didascalia ideale per una foto, mi sono appassionata a Instagram e ora lo uso più di Facebook. In classe abbiamo affrontato diversi argomenti utilizzando instagram, sia in italiano che in latino, per esempio abbiamo scattato delle foto in giro per la scuola da abbinare a frasi di Seneca e in questo modo abbiamo collegato il materiale didattico con lo svago e il divertimento. Attraverso un’attività sul Futurismo, abbiamo anche utilizzato le stories e composto tavole di “Parole in libertà”: è stato un modo nuovo e divertente di far lezione”.

F. F. Com’è cambiato il modo di usare instagram dopo questa esperienza in classe?
I. R.Oggi do più importanza sia alla foto che alla didascalia. Cerco di scrivere un testo che abbia un senso e trasmetta qualcosa, che sia pensato e ragionato. Ho iniziato anche a seguire profili di persone molto brave a scrivere. Altri profili inutili o non troppo a fuoco ho smesso di seguirli, perché mi è calata l’attenzione nei loro confronti”.
G. C.“Io che prima di questa attività in classe non usavo Instagram, ho scoperto un mondo nuovo, un ambiente dove ho iniziato a metterci qualcosa di mio”.

F. F. Pensate che questa esperienza vi sarà utile a livello lavorativo?
I. R. “I social saranno sempre più presenti nel nostro mondo, quindi conoscerli e imparare un metodo di esprimersi efficace, è molto importante”.

F. F. Che cosa pensate dell’utilizzo in classe degli smartphone?
I. R. “Non capiamo come mai tutti continuino a ostinarsi a considerarli un tabù: gli smartphone fanno parte della nostra vita”.

F. F. Ma non vi capita di distrarvi in classe con tutte le notifiche in arrivo?
I. R. “Noi lavoriamo con scadenze molto serrate: dobbiamo portare a termine dei lavori in tempi molto ristretti, non abbiamo tempo di divagare”.

Questo progetto innovativo e di didattica sperimentale che si propone di non demonizzare lo smartphone a priori, ma di reintrodurlo in classe con finalità didattiche ed educative, potrebbe forse diventare un mezzo di vera propria prevenzione ai fenomeni di cyberbullismo, oltre che un modo per crescere cittadini più responsabili consapevoli in merito all’uso di questi mezzi. L’idea della professoressa Maresca è stato presentata al convegno di “Parole Ostili”, ho così deciso di ascoltare anche la voce di Rosy Russo, presidente dell’associazione.

F. F. Come nasce il progetto di “Parole Ostili”?
R. R.È nato come progetto educativo per dare una risposta a fenomeni estremi come il cyberbullismo e al clima d’odio in rete. Il percorso per la costruzione del Manifesto della Comunicazione non ostile è partito due anni fa da un gruppo di addetti alle comunicazione che ha deciso di affrontare questo tema e scrivere insieme i primi punti del Manifesto, poi implementati e votati dalla rete.

F. F. Perché questo progetto sta avendo un grande successo?
R. R. Forse perché ha colmato un vuoto e risponde a delle esigenze molto sentite oggi di dire basta ad un linguaggio che offende, ferisce, inganna, emargina. Anche la risposta da parte della scuola e dei docenti è stata molto positiva: abbiamo prodotto 100 schede didattiche (che stanno aumentando perché i docenti continuano a lavorarci, ndr.) contenenti attività da svolgere in classe per promuovere la conoscenza del Manifesto e per educare i ragazzi a un corretto uso della rete”.

F. F. Perché avete deciso di parlare di Instagram durante il vostro convegno?
R. R. “Potevamo parlare di questi temi e non accennare a Instagram? Certo che no! Instagram è diffusissimo tra i ragazzi ed è il social più facilmente fruibile anche dai docenti, vuoi perché non ha la complessità di Twitter o Snapchat, vuoi perché le immagini sono immediate e sanno raccontare molto, anche senza alcun commento. L’immediatezza di Instagram è la sua forza. Attraverso Instagram un insegnante non solo può parlare il linguaggio dei ragazzi, ma con un po’ di creatività, può anche portare alla luce sentimenti, disagi, emozioni che altrimenti resterebbero nascosti”.

Credit photo: Matilde Maresca

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