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Rosso Instagram

I capelli rossi potrebbero scomparire. E se Instagram ne diventasse il testimone digitale per i posteri? Tanti sono già i progetti reperibili in rete che ne narrano la peculiarità. Ma non solo.

Il “rutilismo”, cioè la caratteristica di chi possiede capelli biondo o castano ramati naturali (e associato spesso anche alle lentiggini), è una mutazione del gene MC1R, posseduto solo dallo 1% della popolazione mondiale, diffuso soprattutto in alcune nazioni del Nord Europa, seppur riscontrabile in almeno altri 20 Paesi nel mondo.

Una rarità oltre che una particolarità, quindi, che ha fatto sì che chi ne fosse portatore attirasse attorno a se molta curiosità e, purtroppo, anche alcuni pregiudizi.

Una eccezionalità che sta scomparendo

Già da qualche anno sono stati resi noti i risultati di indagini e studi condotti da alcuni team di ricercatori intergovernativi che hanno posto l’accento su di un aspetto sbalorditivo: in un futuro remoto, a causa del riscaldamento globale e dell’aumento della temperatura terrestre di quasi cinque gradi, i pigmenti degli esseri umani saranno costretti a un processo di riadattamento e i capelli rosso naturale (già risultato di un adeguamento genetico a particolari condizioni ambientali) potrebbero scomparire, lasciando dietro di loro solo il ricordo della loro esistenza sul nostro pianeta.

Questa notizia, che ha destato molto scalpore e da cui sono derivati molti ragionamenti sociali e scientifici, porta inevitabilmente a riflettere non solo sull’evoluzione della specie e dei nostri ecosistemi contaminati da un pesante intervento umano sulla Natura, ma anche sul fatto che le nuove tecnologie oggi si rendano testimoni importantissime per salvaguardare quello che, un giorno, potrebbe diventare solo un ricordo del come eravamo.

Dal “Rosso Tiziano” al “Rosso Malpelo”: lo stato dell’Arte

Di capelli rossi se ne è parlato tanto nel corso dei secoli. Condannati come simbolo peccaminoso nell’antichità e spesso anche fattore discriminatorio perché associati a preconcetti e stereotipi di genere, le chiome rosse sono però state fonte d’ispirazione per tanti artisti e letterati.

Verga ne trasse spunto per “Rosso Malpelo”, novella-denuncia sullo sfruttamento delle classi disagiate siciliane, il cui protagonista, appunto, è un ragazzo dai capelli rossicci ed emarginato anche per questo suo connotato. Tiziano, Botticelli, Baudelaire, Klimt, Modigliani, invece, furono mossi per i loro capolavori da muse dalla testa vermiglia, per non parlare delle prime dive cinematografiche e della fantasiosa icona sexy Jessica Rabbit, sensualità in formato fumetto, che consacrarono “le rosse” come uno status symbol, un modo d’essere più che di apparire, rendendole icone di ricercatezza, originalità, eleganza e voluttà.

Quanto rosso tinge Instagram

Anche oggi non mancano esempi in merito, soprattutto quando parliamo della piattaforma visiva per eccellenza: Instagram. Sappiamo che sono milioni gli utenti che la utilizzano per raccontare e immortalare momenti e attimi della propria vita, come altrettanti sono quelli che se ne servono per progetti lavorativi e fotografici in senso stretto, proposti come semplice espressione del bello o per invitare a riflessioni diffuse e più profonde.

Sia in italiano che nella sua versione anglosassone, gli hashtag #capellirossi e #redhair hanno al seguito quasi 60 mila e circa 11 milioni di post pubblici (marzo 2018).

Certo, ad oggi molti di questi post raccontano mode e hair style di tendenza, anche se, con una ricerca più approfondita, non è difficile imbattersi in utenti che propongono particolari progetti fotografici in cui i protagonisti posseggono questa caratteristica e vengono prediletti per scatti interessanti e che rappresentino l’importanza della pluralità sociale.

“MC1R” “RedHair Beauty” e fotografia d’autore: il riscatto artistico del rutilismo

Qualche anno fa, la fotografa francese Michelle Marshall ha curato un progetto fotografico sui rossi di colore, denominato “MC1R”, un censimento visivo che raccontasse non solo la bellezza estetica delle persone con i capelli rossi, ma anche il piacere della rarità e l’importanza del considerarla come un punto a favore e non di esclusione. L’obiettivo si è poi legato anche alla volontà di affrontare con queste fotografie, temi e riflessioni importanti legati all’immigrazione, alla discriminazione e al pregiudizio razziale.

Partendo dal desiderio di esprimere la bellezza della diversità, i suoi ritratti, realizzati principalmente a persone sconosciute e contattate tramite il passaparola o i social network, comunicano anche il desiderio da parte della Marshall di abbattere quei tabù legati ai “ginger”, persone dalle origini presumibilmente celtiche, e agli afro americani che posseggono questa rara caratteristica e che, molto spesso, oggi sono ancora entrambi vittime di preclusioni di genere.

Per farsi un’idea di come la Marshall utilizzi il linguaggio fotografico, alcuni suoi scatti e molti dei suoi progetti (non limitati all’esplorazione estetica del rutilismo), possono essere ammirati anche sul suo account Instagram @iammichellemarshal.

Il fotografo statunitense Brian Dowling ha invece condotto, per ben tre estati consecutive, un esperimento analogo, raccogliendo i ritratti di 130 ragazze provenienti da 20 diversi Paesi del mondo. Nato come un progetto virtuale, questo si è poi trasformato in un libro d’arte in cui la predilezione non casuale dei soggetti con i capelli rossi e il voler mettere in risalto una rarità come il rutilismo, si uniscono al desiderio di abbattere gli stereotipi di genere. La sua ricerca ed espressione, continuano ancora oggi sul suo account Instagram @redheads.

Facendo un po’ di ricerche, e tornando in italia, molto interessante è anche l’account della fotografa pugliese Arianna Trigiante (@ariannatrigiante) che, con un suo personalissimo stile fotografico, propone una serie di ritratti di donne dai capelli rossi, prodotti visivi fortemente comunicativi e notevoli oltre che per qualità, anche per lettura intima e in prospettiva che se ne può dare.

Ecco cosa ci ha raccontato in merito al suo progetto:

“Ho sempre associato il rosso a tutto ciò che, istintivamente, è legato alle trasformazioni primordiali, dalle più rilevanti, alle più microscopiche. Esso è frammentato da due parti contrapposte: il rosso è propulsione, circumnavigazione interiore, forza partecipativa, ma anche riflessione, fragilità e calma contemplativa. Nei miei scatti lo cerco perché mi riporta allo stato originario dell’essenza, dove tutto ha inizio attraverso surrogati di prime azioni, che contribuiscono alla creazione primordiale dell’essere, dove tutto è autorizzato, dove non esistono spazi temporali e mentali limitanti. È un colore salvifico, sia per chi lo osserva, sia per chi lo possiede. Ognuno di noi, è legato a queste energie di trasformazione, indipendentemente se lo manifesta attraverso caratteristiche fisiche: cerco questo colore anche all’interno delle anime, e sono così grata di aver conosciuto bellissime persone in questo percorso fotografico.”

Instagram: un virtuale pianeta rosso

Senza voler essere catastrofisti, è evidente che un cambiamento è in atto su tanti aspetti e che occorre essere consapevoli dei mutamenti di cui siamo parte. La tecnologia, è vero, è parte integrante delle nostre vite e un uso consapevole può aiutare nella conservazione della memoria, anche con azioni involontariamente inconsce. Raccontare per immagini, qualsiasi sia l’obiettivo con cui si decide di condividerle su Instagram, significa, quindi, creare un grande archivio fotografico virtuale per i posteri. E, forse, questo è il grande potenziale antropologico della piattaforma: raccogliere stili di vita, mode, luoghi, tendenze e, anche, aspetti particolari del vivere e dell’esistere per lasciarli in eredità a chi verrà dopo di noi.

Per approfondire:

Il progetto di Michelle Marshall: http://bit.ly/2F0H1mp

Il progetto di Brian Dowling: www.dowlingphotography.com

La presunta estinsione del gene dei capelli rossi:

http://bit.ly/2F691Fe

http://bit.ly/2FF06aF

 

In foto: Angela Giuliano

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